Il 17 marzo 1861 il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II re d’ Italia. Il nuovo regno manterrà lo Statuto Albertino, la costituzione concessa da Carlo Alberto nel 1848 e che rimarrà ininterrottamente in vigore sino al 1946. La capitale rimase Roma, nonostante Cavour, prima della sua morte, decise che Torino doveva essere la capitale del nuovo regno. Solo dopo la sconfitta e cattura di Napoleone III a Sedan nella guerra franco-prussiana, le truppe italiane con Bersaglieri e Carabinieri in testa, il 20 settembre 1870 entrarono dalla breccia di Porta Pia nella capitale.

Il nuovo regno manterrà lo Statuto Albertino, la costituzione concessa da Carlo Alberto nel 1848 e che rimarrà ininterrottamente in vigore sino al 1946. Il re d’Italia divise il territorio in province e mise a capo di ogni provincia un prefetto che doveva controllare e vigilare. I problemi del giovane regno furono da subito numerosi: le strade erano poche e cattive, le ferrovie si fermavano sui confini dei vecchi stati e mancavano le scuole, a tal punto che 78 italiani su 100 erano analfabeti. Nel nord iniziavano a nascere piccole industrie mentre nel sud, vi era l’agricoltura non avanzata e i terreni erano dominati dal latifondo.

A causa della povertà che era presente al sud, nacque il brigantaggio. Il brigantaggio era un fenomeno dalle origini antiche, in cui si esprimeva la protesta delle classi più povere contro i potenti che le opprimevano. Diventavano briganti comuni criminali ma anche molti giovani che non trovavano lavoro, quelli che volevano evitare il servizio militare, i poveracci che non avevano soldi per le tasse, per il padrone, per l’ usuraio. Organizzati in bande, i briganti scendevano da inaccessibili rifugi montani e rubavano, saccheggiavano, ammazzavano, seminando il terrore. C’erano con loro anche delle donne che a volte prendevano parte ai combattimenti.

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La povertà nel Sud

 

I briganti